MALASANITA'???
Ciao Matteo, mi son preso la libertà di mettere la tua storia di spalle in prima pagina dato che li, persa nei commenti, non avrebbe avuto il risalto che merita...
Saludos
P.s. Consiglio a tutti: leggetela! Muy divertida!!!
Viste le mie condizioni, in questo periodo mi è capitato di avere
spesso a che fare con la tanto temuta sanità italiana. Vi dico
francamente che vivevo questa eventualità con discreto terrore viste
le storie che si sentono in giro...., ma da solo, anche con la più
buona volontà, non sarei certo riuscito a rimettermi in sesto.
L'approccio con i sanitari (non sto parlando di lavandino, water e
bidet) è avvenuto in località ponte qualcosa, sul luogo
dell'incidente. L'automedica è arrivata un 15-20 minuti dopo il
patatràc; volontari della pedemontana che tutti i fine settimana
stazionano a cima grappa per andare a raccattare ciclisti,
motociclisti, automobilisti e parapendisti (si dirà così?) sfigati
come me. Sottolineo...., VOLONTARI. Ed effettivamente questa gente di
buona volontà ne ha parecchia, si adoprano in tutti i modi per cercare
di farmi star meglio e per organizzare il mio giretto di piacere in
ambulanza, ambulanza (sempre della pedemontana) che arriva dopo un po'
con a bordo altri tre volontari, sottolineo nuovamente..... VOLONTARI.
Quasi commosso di cotale dispiegamento di forze, mi sento un po' in
colpa per aver scomodato tanta gente e chiedo scusa di aver creato
tutto questo trambusto. Susi, l'infermiera più gentile, carina e
simpatica, mi conforta dicendo che:"piuttosto di andare a recuperare
anziani che rischiano il collasso per una passeggiatina......, almeno
stavolta mi è capitato un giovanotto".
E' incredibile la tranquillità con la quale Susi si rivolge a me,
soprattutto se confrontata con gli improperi in strettissimo dialetto
vicentino con i quali apostrofa l'autista dell'ambulanza quando becca
male una curva o una buca; una sorta di "Infermiera Jekyll e miss
Hyde".
Arrivati in ospedale, saluto con dispiacere la compagnia della
pedemontana che si rivelerà ancora più fenomenale quando in serata mi
riporteranno a Castelfranco il giubbino da moto che era rimasto
accidentalmente nell'automedica. Voto alla pedemontana: 10.
Fin qui tutto bene, a parte la spalla.
Arrivato in pronto soccorso, vengo "parcheggiato" con la barella in un
corridoio e qui temo di entrare nel vortice delle infinite attese e
delle interminabili code. Niente di più sbagliato, dopo poco vengo
visitato ed intervistato a dovere, parto dopo poco per la radiologia.
Non so se il dolore in quei momenti abbia falsato la mia percezione
temporale, ma mi pare che le cose vengano fatte fin troppo presto.
Fatti i raggi, non resisto alla tentazione di aprire la grande busta
gialla per guardare le lastre...., stronzata. Non sono radiologo e
nemmeno ortopedico, ma da piccolo ho giocato con i lego e capisco al
volo che la clavicola dovrebbe essere un osso dritto e unico, non 4
messi a caso. Spero di non essere troppo "macabro".......,
permettetemi di sfoggiarvi questi racconti da molto poco eroico reduce
del Vietnam, mi capita talmente di rado.....
Qui ringrazio di cuore l'idiozia di Marco unita alla mia (spero che
non ti offenda se do dell'idiota anche a te). Ho superato il momento
di sconforto dopo la visione delle lastre grazie al cumulo di
stronzate e cavolate che abbiamo detto (mia sorella può testimoniarlo)
nell'attesa di essere visitato e diagnosticato da un ortopedico. Viva
l'idiozia, credo che nella vita sia sempre utile in dosi opportune (io
purtroppo abbondo sempre, pazienza).
Arriva il momento dell'ortopedico, tale dottor Petris che nomino in
barba alla legge sulla privacy perchè un po' di fama (positiva) se la
merita tutta. Anche lui deve aver giocato con i lego, ma in più
rispetto a me ha una laurea in medicina e un bel po' di esperienza
visto il grigiore della sua barba. Decreta che dovrò essere operato,
mi dice che si potrebbe anche ingessare e aspettare che l'osso si
saldi, ma ne verrei fuori un po' asimmetrico. Concordo appieno con la
diagnosi del dottore, meglio che il chirurgo torni a giocare con i
lego, i mattoncini li metto io.
Dapprima pare che l'operazione si sarebbe fatta il mercoledì, quindi
mi organizzo per la permanenza: libri, giornali, lettore mp3, fogli,
penna, matita, gomma. Mi vengono fatti un po' di esami, prelievi,
domande e NULLA posso dire di negativo riguardo TUTTO il personale
medico con il quale ho avuto a che fare. C'è stato chi è stato più o
meno simpatico degli altri, ma solo perché grazie al cielo le persone
sulla faccia della terra sono tutte diverse; chi è simpatico e di
compagnia e chi un po' meno, tutto qui.
Per quel che riguarda l'ospedale, anche lì nulla da dì. Pulito,
grande, condizionato, con corridoi lunghi e rampe di scale larghe
grazie ai quali non ho disimparato a camminare (evitavo di prendere
l'ascensore per darmi l'illusione di…. "tenermi in forma"). Per il
mangiare direi buono, non certo nouvelle cuisine, ma per nulla
terribile come qualche volta si sente narrare, anzi.
Se proprio proprio devo trovare una pecca nell'ambiente in generale,
permettetemi di non apprezzare la scelta della carta igienica
d'ordinanza. Non scendo nei particolari, ma io personalmente, fossi
stato il fabbricante, avrei evitato di mettere nell'impasto della
cellulosa dei granelli di sabbia, tutto qui.
corridoio e qui temo di entrare nel vortice delle infinite attese e
delle interminabili code. Niente di più sbagliato, dopo poco vengo
visitato ed intervistato a dovere, parto dopo poco per la radiologia.
Non so se il dolore in quei momenti abbia falsato la mia percezione
temporale, ma mi pare che le cose vengano fatte fin troppo presto.
Fatti i raggi, non resisto alla tentazione di aprire la grande busta
gialla per guardare le lastre...., stronzata. Non sono radiologo e
nemmeno ortopedico, ma da piccolo ho giocato con i lego e capisco al
volo che la clavicola dovrebbe essere un osso dritto e unico, non 4
messi a caso. Spero di non essere troppo "macabro".......,
permettetemi di sfoggiarvi questi racconti da molto poco eroico reduce
del Vietnam, mi capita talmente di rado.....
Qui ringrazio di cuore l'idiozia di Marco unita alla mia (spero che
non ti offenda se do dell'idiota anche a te). Ho superato il momento
di sconforto dopo la visione delle lastre grazie al cumulo di
stronzate e cavolate che abbiamo detto (mia sorella può testimoniarlo)
nell'attesa di essere visitato e diagnosticato da un ortopedico. Viva
l'idiozia, credo che nella vita sia sempre utile in dosi opportune (io
purtroppo abbondo sempre, pazienza).
Arriva il momento dell'ortopedico, tale dottor Petris che nomino in
barba alla legge sulla privacy perchè un po' di fama (positiva) se la
merita tutta. Anche lui deve aver giocato con i lego, ma in più
rispetto a me ha una laurea in medicina e un bel po' di esperienza
visto il grigiore della sua barba. Decreta che dovrò essere operato,
mi dice che si potrebbe anche ingessare e aspettare che l'osso si
saldi, ma ne verrei fuori un po' asimmetrico. Concordo appieno con la
diagnosi del dottore, meglio che il chirurgo torni a giocare con i
lego, i mattoncini li metto io.
Dapprima pare che l'operazione si sarebbe fatta il mercoledì, quindi
mi organizzo per la permanenza: libri, giornali, lettore mp3, fogli,
penna, matita, gomma. Mi vengono fatti un po' di esami, prelievi,
domande e NULLA posso dire di negativo riguardo TUTTO il personale
medico con il quale ho avuto a che fare. C'è stato chi è stato più o
meno simpatico degli altri, ma solo perché grazie al cielo le persone
sulla faccia della terra sono tutte diverse; chi è simpatico e di
compagnia e chi un po' meno, tutto qui.
Per quel che riguarda l'ospedale, anche lì nulla da dì. Pulito,
grande, condizionato, con corridoi lunghi e rampe di scale larghe
grazie ai quali non ho disimparato a camminare (evitavo di prendere
l'ascensore per darmi l'illusione di…. "tenermi in forma"). Per il
mangiare direi buono, non certo nouvelle cuisine, ma per nulla
terribile come qualche volta si sente narrare, anzi.
Se proprio proprio devo trovare una pecca nell'ambiente in generale,
permettetemi di non apprezzare la scelta della carta igienica
d'ordinanza. Non scendo nei particolari, ma io personalmente, fossi
stato il fabbricante, avrei evitato di mettere nell'impasto della
cellulosa dei granelli di sabbia, tutto qui.
Col passare dei giorni arriva il martedì sera e, visto che il giorno
dopo si va sotto i ferri, la dieta prevede minestrina e mela cotta,
non il massimo in termini nutrizionali. La notte dormo bene, ma la
mattina seguente non è stata proprio serena…, troppo lunga l'attesa. E
infatti l'attesa si prolunga fino alle 13.30 quando sale un dottore e
grida:"Fiasco!!!!! Fiasco!!!!". Non che volesse darsi all'alcool, solo
che giù l'equipe medica in sala operatoria era stufa morta, anche a
causa di un'urgenza dell'ultimo minuto. Morale: operazione rimandata a
venerdì. Tra me e me dico: è andata così perché c'è gente che sta
peggio di me, pazienza. Fortunatamente le mie carissime infermiere mi
hanno messo da parte qualcosa nell'eventualità, così almeno non salto
il pranzo.
E così la mia permanenza all'ospedale si prolunga fino al venerdì
quando, finalmente, vengo recuperato da una donna vestita di verde che
mi fa salire su un lettino addobbato di blu. La scelta dei colori
francamente non la capisco, ma a parte questo dubbio, a differenza del
mercoledì, mi sento piuttosto tranquillo e sereno. In sala d'aspetto è
tutto molto "umano", le persone distese (sia nel senso di tranquille,
sia nel senso di orizzontali a seconda che si tratti di medici o
pazienti), musica di sottofondo e propensione all'ironia. A tal
proposito l'equipe fa l'errore di lasciarsi andare a qualche battuta
spiritosa: a me non pare vero e le stronzate si sprecano. All'inizio
mi illudo di risultare simpatico, ma la mia convinzione svanisce
quando l'anestesista esordisce con un perentorio:"Adesso basta, lo
addormento".
Da quel momento in poi, com'è giusto che sia, buco. Non ricordo nulla,
solo il pre-nanna e il risveglio. Prima della punturina ricordo che
l'anestesista mi ha fatto 2 domande:"7 per 7?" alla quale ho risposto
prontamente 49, seguita da "7 per 8?" e lì ci ho messo un po'; i miei
neuroni stavano già incredibilmente tirando il culo indietro. Dopo
qualche secondo, rincretinito ma soddisfatto, rispondo 56 e vengo
bacchettato dall'anestesista che afferma che ci ho messo troppo tempo.
Avrei voluto replicare, ma non c'è stato verso….., buco.
Il risveglio vi assicuro che non è male, solo che si fa una fatica
bestia a tenere gli occhi aperti. Quando si realizza di essere di
nuovo nel mondo dei vivi, si realizza anche che ci sono un po' di
dolori con i quali convivere, più o meno sopportabili.
dopo si va sotto i ferri, la dieta prevede minestrina e mela cotta,
non il massimo in termini nutrizionali. La notte dormo bene, ma la
mattina seguente non è stata proprio serena…, troppo lunga l'attesa. E
infatti l'attesa si prolunga fino alle 13.30 quando sale un dottore e
grida:"Fiasco!!!!! Fiasco!!!!". Non che volesse darsi all'alcool, solo
che giù l'equipe medica in sala operatoria era stufa morta, anche a
causa di un'urgenza dell'ultimo minuto. Morale: operazione rimandata a
venerdì. Tra me e me dico: è andata così perché c'è gente che sta
peggio di me, pazienza. Fortunatamente le mie carissime infermiere mi
hanno messo da parte qualcosa nell'eventualità, così almeno non salto
il pranzo.
E così la mia permanenza all'ospedale si prolunga fino al venerdì
quando, finalmente, vengo recuperato da una donna vestita di verde che
mi fa salire su un lettino addobbato di blu. La scelta dei colori
francamente non la capisco, ma a parte questo dubbio, a differenza del
mercoledì, mi sento piuttosto tranquillo e sereno. In sala d'aspetto è
tutto molto "umano", le persone distese (sia nel senso di tranquille,
sia nel senso di orizzontali a seconda che si tratti di medici o
pazienti), musica di sottofondo e propensione all'ironia. A tal
proposito l'equipe fa l'errore di lasciarsi andare a qualche battuta
spiritosa: a me non pare vero e le stronzate si sprecano. All'inizio
mi illudo di risultare simpatico, ma la mia convinzione svanisce
quando l'anestesista esordisce con un perentorio:"Adesso basta, lo
addormento".
Da quel momento in poi, com'è giusto che sia, buco. Non ricordo nulla,
solo il pre-nanna e il risveglio. Prima della punturina ricordo che
l'anestesista mi ha fatto 2 domande:"7 per 7?" alla quale ho risposto
prontamente 49, seguita da "7 per 8?" e lì ci ho messo un po'; i miei
neuroni stavano già incredibilmente tirando il culo indietro. Dopo
qualche secondo, rincretinito ma soddisfatto, rispondo 56 e vengo
bacchettato dall'anestesista che afferma che ci ho messo troppo tempo.
Avrei voluto replicare, ma non c'è stato verso….., buco.
Il risveglio vi assicuro che non è male, solo che si fa una fatica
bestia a tenere gli occhi aperti. Quando si realizza di essere di
nuovo nel mondo dei vivi, si realizza anche che ci sono un po' di
dolori con i quali convivere, più o meno sopportabili.
Anche qui, combatto la mia personale battaglia contro la privacy: il
dott. Gianolla, colui il quale mi ha operato, ha fatto davvero un
ottimo lavoro. Probabilmente lo dico spinto più da un'ottimistica
autoconvinzione che da una reale capacità di giudizio nei confronti
dell'intervento, ma a me pare un buon lavoro. L'osso è dritto, la
cicatrice non tanto evidente, i dolori sopportabili, magari con
l'aiuto di un antidolorifico, ma sopportabili. Che volere di più?
Mi sono risposto a questa domanda poco dopo la fine dell'intervento:
acqua e cibo. La sensazione di secchezza delle fauci successiva al mio
intervento è stata incredibile. Purtroppo, subito dopo non si può
bere, nemmeno se si ha il deserto dei Tartari in bocca. Se si beve,
dicono i medici, i paramedici, il compagno di stanza, i genitori,
quelli che passano…….., si vomita tutto. Del mio parere (abilmente
espresso in linguaggio medico) favorevole "all'assunzione moderata di
liquidi per via orale" non gliene frega niente a nessuno e mi lasciano
a secco. La cura della mia sete viene affidata ad una bozza di flebo
che, generosissimanente, elargisce una goccia di liquido ogni secondo,
per giunta in endovena. Che culo.
Niente acqua, niente cibo. Tre bozze di beverone con tanti
ingredienti, scritti sul flacone solo per tentare di dare una
fantomatica sensazione di sazietà: BALLE!
A metà notte non resisto, mi sveglio, mi bevo un bel succo di frutta e
apro il doppio fondo del cassetto contenente la riserva nascosta di
grissini: una mia lungimiranza ora lautamente premiata.
Alla mattina spero che arrivino con le uova ed il bacon, ma mi ritrovo
del the e…… grissini, facenti parte sempre del deposito nascosto. Temo
allora il peggio per il pranzo, ma lottando riesco a farmi dare ciò
che mi spetta: pastasciutta, bistecca, patate e frutta. La signora,
dopo mia richiesta di abbondare con le porzioni, mi riempie il piatto
con aria di sfida, dicendo che tanto non ce l'avrei fatta a finire
tutto. Lascio immaginare a voi che mi conoscete chi abbia vinto……. UHA
HA HA!
Così ,rifocillato e "ricamato", il pomeriggio stesso vengo dimesso,
fine della mia permanenza in ospedale. Vi confesso che un po' mi è
dispiaciuto, il bilancio dolori-rapporti umani è andato per me a
favore dei secondi. Ho salutato le persone che mi hanno curato con
immensa gratitudine, persone che hanno TUTTE (chi in un modo, chi
nell'altro) il Divino potere di alleviare le sofferenze altrui, e non
lo dico come battuta, ma con immensa convinzione.
Morale? La morale è che o sono stato mostruosamente fortunato, oppure
spesso il nostro accanimento e diffidenza nei confronti della sanità
sono perlomeno in parte ingiustificati. So che probabilmente questa
mia affermazione verrà punita quando nelle prossime radiografie si
vedrà la sagoma di un cavatappi sotto la mia clavicola….., ma sono
disposto a correre il rischio.
Purtroppo i casi problematici esistono, e certamente vanno condannati,
ma non mi sembra giusto che si diffonda un sentimento di diffidenza
latente nei confronti di chi lavora per migliorare o addirittura
salvare la vita altrui.
Perciò, la prossima volta che vi capiterà di avere a che fare con
queste persone, vedete di mettere da parte le ostilità, perlomeno per
dar loro un po' di soddisfazione che nella maggior parte dei casi è,
fidatevi, più che meritata.
Con questi consigli da codice deontologico del paziente, si conclude
un'altra storia di spalle. Saluti ai coraggiosi che sono arrivati qui
fino in fondo e alla prossima.
Matteo
dott. Gianolla, colui il quale mi ha operato, ha fatto davvero un
ottimo lavoro. Probabilmente lo dico spinto più da un'ottimistica
autoconvinzione che da una reale capacità di giudizio nei confronti
dell'intervento, ma a me pare un buon lavoro. L'osso è dritto, la
cicatrice non tanto evidente, i dolori sopportabili, magari con
l'aiuto di un antidolorifico, ma sopportabili. Che volere di più?
Mi sono risposto a questa domanda poco dopo la fine dell'intervento:
acqua e cibo. La sensazione di secchezza delle fauci successiva al mio
intervento è stata incredibile. Purtroppo, subito dopo non si può
bere, nemmeno se si ha il deserto dei Tartari in bocca. Se si beve,
dicono i medici, i paramedici, il compagno di stanza, i genitori,
quelli che passano…….., si vomita tutto. Del mio parere (abilmente
espresso in linguaggio medico) favorevole "all'assunzione moderata di
liquidi per via orale" non gliene frega niente a nessuno e mi lasciano
a secco. La cura della mia sete viene affidata ad una bozza di flebo
che, generosissimanente, elargisce una goccia di liquido ogni secondo,
per giunta in endovena. Che culo.
Niente acqua, niente cibo. Tre bozze di beverone con tanti
ingredienti, scritti sul flacone solo per tentare di dare una
fantomatica sensazione di sazietà: BALLE!
A metà notte non resisto, mi sveglio, mi bevo un bel succo di frutta e
apro il doppio fondo del cassetto contenente la riserva nascosta di
grissini: una mia lungimiranza ora lautamente premiata.
Alla mattina spero che arrivino con le uova ed il bacon, ma mi ritrovo
del the e…… grissini, facenti parte sempre del deposito nascosto. Temo
allora il peggio per il pranzo, ma lottando riesco a farmi dare ciò
che mi spetta: pastasciutta, bistecca, patate e frutta. La signora,
dopo mia richiesta di abbondare con le porzioni, mi riempie il piatto
con aria di sfida, dicendo che tanto non ce l'avrei fatta a finire
tutto. Lascio immaginare a voi che mi conoscete chi abbia vinto……. UHA
HA HA!
Così ,rifocillato e "ricamato", il pomeriggio stesso vengo dimesso,
fine della mia permanenza in ospedale. Vi confesso che un po' mi è
dispiaciuto, il bilancio dolori-rapporti umani è andato per me a
favore dei secondi. Ho salutato le persone che mi hanno curato con
immensa gratitudine, persone che hanno TUTTE (chi in un modo, chi
nell'altro) il Divino potere di alleviare le sofferenze altrui, e non
lo dico come battuta, ma con immensa convinzione.
Morale? La morale è che o sono stato mostruosamente fortunato, oppure
spesso il nostro accanimento e diffidenza nei confronti della sanità
sono perlomeno in parte ingiustificati. So che probabilmente questa
mia affermazione verrà punita quando nelle prossime radiografie si
vedrà la sagoma di un cavatappi sotto la mia clavicola….., ma sono
disposto a correre il rischio.
Purtroppo i casi problematici esistono, e certamente vanno condannati,
ma non mi sembra giusto che si diffonda un sentimento di diffidenza
latente nei confronti di chi lavora per migliorare o addirittura
salvare la vita altrui.
Perciò, la prossima volta che vi capiterà di avere a che fare con
queste persone, vedete di mettere da parte le ostilità, perlomeno per
dar loro un po' di soddisfazione che nella maggior parte dei casi è,
fidatevi, più che meritata.
Con questi consigli da codice deontologico del paziente, si conclude
un'altra storia di spalle. Saluti ai coraggiosi che sono arrivati qui
fino in fondo e alla prossima.
Matteo
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