Ho da poco intrapreso la Repubblica di Platone. Caspita: è di una semplicità inattesa; i concetti scivolano come "olio dalle giare"; le tesi così lineari da non lasciare spazio a repliche; questo saggio, oltre a riportarmi alla filosofia liceale, così affascinante ma così sudata, sta scriccando molti ingranaggi sopiti nell'animo (mi verrebbe da dire nel cervello, ma animo, si, animo dice intelletto, sentimento, spirito, convinzioni, dice il cuore di tutto).
Ahimé, un concetto appena affrontato ciondola e rimbalza ancora tra le mie convinzioni, e chiedo il vostro aiuto per prendere una posizione finale.
Il tema è la musica, o meglio la musica all'interno dello Stato Ideale che Socrate sta tracciando.
Si cita Damone, maestro di Socrate (!), Nicia (!) e Pericle (!), filosofo che nella sua teoria psichico-musicale,"mirava a determinare quali legami intercorressero tra musica ed animo umano, si dà poter usare la musica a fini etici".
Platone, per bocca di Socrate, si rimette al giudizio di Damone, per individuare "le cadenze che s'addicono alla bassezza d'animo, alla violenza, alla violenza o alla pazzia e ad altro vizio: e quali ritmi si debbano riservare alle qualità opposte".
Poi si dilunga su quali dattili, giambi eccetera, sulle corde musicali che pizzicano le corde dell'animo; quindi, Socrate dimostra che armoniosità, eleganza e regolarità ritmica s'imprimono e completano un animo temperante e semplice. Ovvio, chi aspira alla all'eleganza ed armonia, deve fuggire dai tratti grossolani e disarticolati.
Infine, le citazioni che mi hanno lasciato il cruccio:
"gli uomini più apprezzan quel canto che novissimo risoni ai cantori" (Odissea)
"si deve guardarsi dalle modifiche che comportino l'adozione di una nuova specie di musica, perché si rischia di compromettere tutto l'insieme (...) di una cosa simile non bisogna lodarla nè accettarla."
Ancora Damone:
"Non si introducono mai cambiamenti nei modi della musica senza che se ne introducono nelle più importanti leggi dello stato".
Posto che secondo me, ciò che fu pensato 2000 anni fa in Grecia, non fu più elaborato allo stesso modo, sono davvero inquieto.
Noi adesso, viviamo in un'epoca di completa trasgressione musicale, ma non finalizzata all'evoluzione della musica stessa, ma al consumo attraverso i mezzi di ri-Produzione (concerti, cd, download...). Quindi la musica, a livello globale, ha più a che fare coi moti economici che dello spirito o con la ricerca del bello.
Forse gli ultimi moti puri, si sono verificati col Jazz, il Rock, la Dance e l'Elettronica... ma poi?
E' vero che la trasgressione musicale porta ad una inutile deriva degli spiriti e quindi della collettività??
Desmond, Penelope: Help, I need somebody!
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Beh, il tuo post contiene una serie di spunti molti interessanti che per trattarli nella loro interezza richiederebbero montagne e montagne di pagine, parole e concetti ma forse tutto questo non sarebbe ancora sufficiente dato che il lato meno intellegibile ed esprimibile a parole è quello più importante in questo contesto, ossia le emozioni.
RispondiEliminaParto da quello che secondo me è un assioma: senza la musica la vita dell'uomo non è vera vita perché la vita E' musica.
Come immaginare un mondo senza musica? La musica è ritmo, passione, un vortice continuo di emozioni e frequenze, il metronomo di ogni fase della nostra vita, cadenza costante d'ogni nostro giorno.
Per questo sono assolutamente d'accordo con chi pensa che la musica sia espressione della società, figlia delle epoche, ritratto fedele dell'uomo.
Per venire alla tua domanda:
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Non è facile dare una risposta...soprattutto per il fatto che sono troppo coinvolto, scrivendo, pensando, parlando e vivendo come uomo, non è facile estranearsi e fare una valutazione lucida, emettere un giudizio chiaro su questo quesito come invece potrebbe fare un ipotetico "non umano"...ma ci proverò!
Come dicevo, la musica è specchio fedele dell'evoluzione dell'uomo..."leggendo" quindi la musica nel tempo e nelle varie ere l'uomo "antico" era molto più vicino alla sua vera natura, aveva meno distrazioni che lo martellassero costantemente notte-giorno, era più in contatto con quella che era la sua "culla": Madre-terra.
Se analizziamo l'alternarsi delle stagioni, della luce e delle tenebre, della vita e della morte di certo riusciremmo ad intravvedere un magnificente "pentagramma divino", frequenze che ci toccano e ci fanno "vibrare" più in alto di quanto ogni "invenzione" dell'uomo per l'uomo possa fare.
Con il tempo l'uomo si è dimenticato le sue vere origini, ha fatto di tutto per rendere la propria vita più comoda, più agiata ma con l'agio è aumentata in maniera direttamente proporzionale l'alienazione dell'uomo stesso come creatura vivente...si si è progressivamente proiettati verso una creatura "obbediente", meccanicamente programmata per svolgere il proprio compitino quotidiano, dove tutto il resto è solo nebbia, con il retrogusto di un dolce ricordo di ciò che era ma di cui, non sapendone la ragione, si sono perse le traccie.
Non voglio con questo dire che la nostra epoca è terribile, mentre quelle passate erano tutte rose e fiori...non penso, come un aziano da spizio: "O tempora o mores"...Tutt'altro!
Penso quindi, per tornare al punto, che la trasgressione musicale non sia un'inutile deriva degli spiriti della collettività. Ma penso che in qualche maniera, anche se magari incosapevolmente, essa rappresenti un terapia d'urto necessaria, un grido in mezzo al deserto meccanicistico, l'unico modo (forse!) per risvegliare l'uomo dal suo torpore, per fargli dire: ehi io non sono questo!...dove sono arrivato? Quali sono le mie vere origini?
Non so se la mia visione, così estrema, o forse "estramente mistica" sia condivisa e condivisibile...fatto sta che, a mio modo di vedere, l'uomo ha bisogno di uno shock, di quello che un tempo veniva chiamato "male necessario" per ritrovare la sua strada e riprendere quel cammino smarrito tanto tempo fa...per cui la trasgressione, soprattutto in quest'epoca, non è una deriva ma una grossa opportunità...può piacere o non piacere, a seconda di quanto siamo vicini al nostro retaggio passato, ma di certo rappresenta alla perfezione il detto: "ignorereste il significato del bene, senza il male" che adattandolo al nostro dibattito suonerebbe come "ignorereste le vostre origini, senza qualcosa che vi metta in mostra il contrario"...
Mi fermo qui!
Un saluto amici...aspetto un vostro commento
Alla prossima traccia!